SPORT

Allenamento di forza per gli sport di endurance:

cosa dice la Scienza.

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SPORT

Allenamento di forza per gli sport di endurance:

cosa dice la Scienza.

Allenamento di forza per gli sport di endurance: 


cosa dice la Scienza.

 


di Simone Bisello


Per anni gli atleti di endurance hanno guardato con sospetto la palestra. Ancora oggi, per molti è un tema dibattuto: c’è chi la considera inutile o addirittura controproducente, e chi invece la ritiene indispensabile. In passato era diffusa l’idea che l’allenamento di forza potesse “appesantirel’atleta e quindi rallentarlo. Oggi la ricerca scientifica afferma il contrario: inserire la forza nel programma di un atleta di endurance permette di:

  • migliorare l’economia del gesto atletico,
  • aumentare la potenza nei momenti chiave,
  • ridurre il rischio di infortuni e garantire una maggiore continuità negli allenamenti.


Perché fare palestra se si fa endurance


Miglioriamo l’economia del gesto atletico

Allenare la forza consente di consumare meno ossigeno a parità di velocità e di muovere i muscoli in modo più coordinato, migliorando ad esempio  quella che viene definita running economy (economia di corsa, Ndr). Ciò aiuta a correre o pedalare più a lungo con una minore percezione di fatica, un vantaggio decisivo negli sport di endurance.
A parità di VO₂max (la massima capacità aerobica), un atleta più forte riesce a sostenere la stessa intensità con un dispendio energetico inferiore: un aspetto chiave per migliorare l’efficienza del gesto e la performance complessiva, quando si parli di discipline di lunga durata.
In termini pratici, l’allenamento di forza migliora l’efficienza tecnica perché:

  • riduce il costo energetico di ogni gesto;
  • aumenta la stiffness, ovvero la capacità di muscoli e tendini di immagazzinare e restituire energia in modo più efficiente;;
  • ottimizza la coordinazione intra e intermuscolare, rendendo il movimento più fluido e meno dispendioso.

Il risultato è evidente: una migliore economia di movimento, meno fatica e una maggiore capacità di mantenere il ritmo nel tempo, elementi fondamentali per chi pratica corsa, ciclismo, triathlon, sci di fondo.


Più potenza nei momenti chiave

Negli sport di endurance non basta la resistenza: serve la capacità di cambiare ritmo, rilanciare in salita e sprintare nel finale. L’allenamento della forza massimale e di quella esplosiva migliora la capacità di generare potenza, anche dopo lunghi periodi di sforzo, quando la fatica neuromuscolare tende a ridurre l’efficacia del gesto.
Dal punto di vista fisiologico, questo tipo di lavoro incrementa l’RFD (Rate of Force Development), ovvero la velocità con cui il muscolo genera forza. L’RFD è uno dei parametri più importanti nelle discipline di resistenza, perché determina la capacità di produrre picchi di potenza nei momenti decisivi.
L’allenamento con protocolli di forza massima e lavori esplosivi consente di:

  • aumentare il reclutamento delle fibre rapide;
  • migliorare il timing neuromuscolare;
  • mantenere potenza anche in condizioni di affaticamento.

In pratica: più watt in bici, maggiore spinta nella corsa e una migliore capacità di rilancio quando serve - un vantaggio fondamentale per ogni atleta di endurance.

Federico Pellegrino in allenamento

Minore rischio di infortuni, più continuità negli allenamenti

L’allenamento di forza è uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di infortuni negli sport di endurance. Migliora la stabilità articolare, rafforza i muscoli coinvolti nella tecnica di corsa e pedalata e aiuta a distribuire in modo più equilibrato i carichi di lavoro tra i diversi distretti muscolari.
Runner, ciclisti e triatleti ne traggono benefici immediati: meno squilibri posturali, meno infortuni da sovraccarico e una maggiore continuità negli allenamenti, elemento fondamentale per migliorare la performance nel lungo periodo.
L’obiettivo della palestra non è “fare pesi” in senso estetico, ma sviluppare una struttura solida e funzionale, capace di assorbire meglio le sollecitazioni, proteggere tendini e articolazioni e mantenere più a lungo la tecnica corretta.


Forza massima, potenza e resistenza muscolare: cosa serve davvero agli sportivi di endurance

Per migliorare la performance negli sport di endurance è fondamentale saper produrre forza, trasformarla in potenza e mantenerla nel tempo. Si tratta delle tre capacità che permettono di correre, pedalare o nuotare in modo più efficiente, soprattutto nelle fasi decisive di una gara:

  • Forza massima: è la base di tutte le altre espressioni di forza. Una forza massimale più elevata riduce la percentuale di forza richiesta ad ogni gesto tecnico: ciò significa consumare meno energia a parità di ritmo e mantenere una tecnica più stabile nel tempo.
  • Potenza: rappresenta la forza espressa in velocità. È determinante per affrontare cambi di ritmo, salite, rilanci e sprint finali. Allenare la potenza consente di aumentare la reattività muscolare e migliorare la capacità di produrre watt in bici o spinta nella corsa.
  • Resistenza muscolare: è la capacità di mantenere output e controllo tecnico per tutta la durata della prestazione.


Come e quando allenarle

  1. Un programma di forza per un atleta di endurance dovrebbe sempre iniziare con una fase di adattamento anatomico, della durata di 3-4 settimane, indispensabile per preparare muscoli, tendini e articolazioni ai carichi di lavoro e migliorare il controllo motorio.
    In questa fase l’obiettivo non è ricercare la fatica: si utilizzano carichi moderati, pari a circa il 40–60% dell'1RM (1 Repetition Max, Ndr), cioè il 40–60% del massimo carico che si riuscirebbe a sollevare una sola volta. Ciò permette di imparare correttamente i movimenti, migliorare la stabilità e costruire una tecnica solida senza stress eccessivo.
    In questa fase gli esercizi multi articolari come squat, affondi, stacchi e spinte sono i capisaldi dell’allenamento della forza utile, cioè quella realmente trasferibile al gesto specifico della disciplina praticata.
  2. Terminata la fase di adattamento, si passa alla fase di forza massimale, ideale nei periodi lontani dalle gare (off-season). In questa fase si mantengono gli stessi esercizi, ma si lavora con carichi elevati (80–90% 1RM), poche ripetizioni e recuperi ampi.
  3. La fase successiva, più vicina al periodo agonistico, prevede l’inserimento di lavori di potenza, con carichi medi (30–60% 1RM) e movimenti esplosivi come jump squat, sprint o kettlebell swing.
  4. Infine, si consolida la forza resistente, attraverso circuiti, lavori a tempo sotto tensione e isometrie specifiche per la disciplina, utili per mantenere la qualità del gesto anche in condizioni di affaticamento.

 Durante la fase di preparazione generale, due sedute di forza a settimana sono sufficienti per costruire una base solida. Nel corso della stagione agonistica, anche una sola seduta settimanale di forza pesante, con esercizi multi articolari, può essere sufficiente per mantenere i benefici ottenuti e preservare la qualità neuromuscolare.

Allenamenti di forza per l'endurance
Applicazioni pratiche negli sport di endurance


Nel ciclismo

La forza rappresenta la base della potenza sui pedali ed è determinante per migliorare potenza watt, rilanci e stabilità.

  • Negli sprint servono forza esplosiva e coordinazione.
  • Nelle lunghe distanze diventano centrali la forza resistente e la stabilità del core.
  • Nelle discipline MTB e gravel è fondamentale anche la forza eccentrica, utile per assorbire gli impatti e mantenere controllo del mezzo.

In ogni disciplina — strada, MTB, gravel o cronometro — la capacità di generare potenza, gestire la fatica e mantenere precisione tecnica trae grande vantaggio dall’allenamento di forza.


Nella corsa

  • Negli sforzi brevi come 5 e 10 km prevalgono potenza e stiffness, fondamentali per un gesto reattivo ed economico.
  • Nella mezza maratona e maratona entrano in gioco la forza resistente e la stabilità, mentre nei trail e ultratrail servono soprattutto forza eccentrica e controllo, indispensabili per gestire discese, terreni tecnici e lunghi dislivelli.
    Allenare la forza aiuta a migliorare la reattività, a ridurre il calo dell’economia di corsa e a mantenere un ritmo efficace più a lungo.


Nel triathlon

La forza è il fattore che permette di integrare tre gesti diversi — nuoto, bici e corsa — mantenendo efficienza lungo tutta la gara.

  • Nelle distanze sprint e olimpiche contano potenza e rapidità di reclutamento per sostenere ritmi elevati.
  • Nelle lunghe distanze diventano prioritari la resistenza muscolare e la stabilità del core, fondamentali per preservare la tecnica e l’efficienza dopo molte ore di sforzo.
    Un adeguato lavoro di forza permette al triatleta di migliorare la performance complessiva e ridurre il rischio di infortuni tipici degli alti volumi di allenamento.


Nutrizione e integrazione per sostenere l’allenamento di forza negli sport di endurance


Per sostenere un efficace allenamento di forza negli sport di endurance — come corsa, ciclismo e triathlon — è fondamentale curare l’alimentazione, in particolare l’apporto proteico.
Il fabbisogno proteico giornaliero negli atleti di endurance varia tra 1,4 e 1,6 g per kg di peso corporeo. Dopo una seduta di forza è consigliato avvicinarsi al limite superiore (circa 1,6 g/kg) nelle 24–48 ore successive, per favorire la riparazione muscolare e l’adattamento ai carichi di lavoro.
La qualità delle proteine è importante come la quantità: le fonti ad alto valore biologico — uova, carne, pesce, latticini, yogurt greco e proteine whey— garantiscono tutti gli amminoacidi essenziali utili alla sintesi proteica.

Gli atleti che seguono una dieta plant-based possono ottenere un profilo completo combinando cereali, legumi, soia e quinoa. Quando non sia possibile distribuire correttamente l’apporto proteico nei pasti (circa 0,5 g/kg di peso corporeo per pasto), oppure in caso di dieta vegetariana o vegana, l'integrazione con aminoacidi essenziali (EAA) e proteine vegetali rappresenta una soluzione utile per supportare i processi di recupero e adattamento.

Un altro aspetto chiave è il timing proteico: la sensibilità del muscolo agli amminoacidi resta elevata fino a 24–48 ore dopo una sessione di forza. Assumere 20–40 g di proteine entro le prime due ore dall’allenamento aiuta a ottimizzare la sintesi proteica.
Uno shake a base di proteine whey è particolarmente efficace perché viene assorbito rapidamente e supporta il recupero, soprattutto quando siano previste sessioni di corsa o ciclismo il giorno successivo.
Il lavoro di forza può ridurre la velocità di risintesi del glicogeno: per questo, nel post-workout è consigliata l'associazione di carboidrati a rapido assorbimento (come le maltodestrine) a una fonte proteica. Ciò favorisce sia il recupero energetico, che la riparazione delle fibre muscolari.

Gli atleti non abituati al lavoro in palestra possono sperimentare DOMS (Delayed Onset Muscle Soreness, ovvero indolenzimenti muscolari ritardati) nelle 24–48 ore successive. Un’integrazione quotidiana di omega-3 (almeno 1,5 g di EPA + DHA) aiuta a modulare l’infiammazione e migliorare il recupero.
L’estratto di Tart Cherry, grazie alla sua azione antiossidante, può ridurre i marker di dolore e migliorare la funzionalità muscolare, se assunto nelle ore successive alle sedute più impegnative.

Conclusioni

Allenare la forza significa migliorare l’efficienza, la potenza e la capacità di resistere alla fatica.
Un muscolo forte non è più lento, bensì produce la stessa forza con meno energia, permettendo di correre, pedalare o nuotare più a lungo e con maggiore qualità.
Non servono ore di allenamento: due sedute ben strutturate a settimana bastano per costruire una base solida, ridurre il rischio di infortuni e migliorare la performance complessiva.
La palestra non è in contraddizione con l’endurance: la completa e la potenzia.

Alla fine, la forza è alla base della resistenza.

 

 

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