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Zucchero sì, zucchero no: quale scegliere e in quale quantità

Quando si pensa allo zucchero, la prima cosa che salta alla mente, è senza dubbio il ricordo del suo dolce sapore e del senso di gratificazione che scatena una sua assunzione. La palatabilità, però, non è l’unico metodo per classificare gli alimenti ricchi in zuccheri.

Essi si possono distinguere per la loro fonte, il loro impatto sulla glicemia e quindi sulla salute, alla capacità di fermentare nell’intestino, e via, solo per citare alcuni modi. Come insegnava il Prof. Arcelli, poi, la distinzione dei carboidrati in monosaccaridi, disaccaridi, oligosaccaridi e polisaccaridi –che è la più comune- è valida soltanto dal punto di vista biochimico ma non lo è da quello degli effetti che i carboidrati hanno sull’organismo. E quindi come riconoscere i carboidrati e gli alimenti ricchi in zuccheri? Scopriamolo.

Carboidrati: come classificarli per conoscere quali preferire

È necessario considerare l’impatto, cioè i cambiamenti, che gli alimenti a base di zuccheri determinano sull’organismo una volta assunti, a partire da quelli sulla glicemia, ossia del tasso di glucosio nel sangue. Ci sono carboidrati, semplici o complessi, che vengono digeriti velocemente. In pratica le singole perline di glucosio da cui sono composti vengono liberate in poco tempo rispetto alla loro ingestione passando così rapidamente nel sangue e innalzando con altrettanta rapidità la glicemia. Questo tipo di carboidrati è detto ad alto indice glicemico. E stimolando così rapidamente l’insulina, l’ormone che immagazzina le molecole di glucosio in eccesso nel sangue, devono essere assunti in piccola quantità e con scarsa frequenza. Al contrario ci sono altri carboidrati, anch’essi semplici o complessi, che richiedono tempi più lunghi per essere smontati in molecole di glucosio innalzando così più lentamente l’insulina. Già di per sé, quindi, preferire alimenti a base di carboidrati a basso indice glicemico (come verdura, alcuni tipi di frutta ad esempio) e in più piccola quantità alimenti a base di carboidrati ad alto indice glicemico (come pane, pasta, crackers, riso, gallette di mais o riso) è un’abitudine che rivela un vantaggio prezioso per il nostro benessere, sia fisico che mentale, e in più larga scala per la salute.

Una combinazione esplosiva: zuccheri e grassi omega-6

C’è di più. L’eccesso nel consumo di carboidrati “raffinati”, diviene un serio problema quando vi è al tempo stesso anche un largo consumo di acidi grassi omega-6. In pratica è come se si gettasse sopra ad una tanica di benzina un fiammifero acceso. L’esplosione che segue genera l’infiammazione cellulare, la cui soglia percezione è al di sotto della soglia di dolore, per questo definita anche infiammazione silente. Essa scombussola la rete di comunicazione degli ormoni in tutto l’organismo, provocando per esempio aumento di peso e invecchiamento precoce.

In conclusione: quali scegliere

Per questo se il desiderio è quello di stare bene e rallentare il fisiologico invecchiamento cellulare, il consiglio è quello di ridurre l’assunzione di carboidrati raffinati, preferendo quelli a medio e basso indice glicemico, arricchire la propria alimentazione di polifenoli (da verdura, frutta, spezie e cacao) e consumare un’adeguata quota di acidi grassi omega-3 se possibile da fonti marine.


A cura dell’Equipe Enervit