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UNA CURIOSITÀ PRATICA

Per mantenere su valori normali il livello di zucchero nel sangue, ovvero la glicemia, si deve tener conto del carico glicemico basato su una corretta scelta dei carboidrati per ogni pasto.

I sintomi dell’ipoglicemia (fame, sonno, sbadiglio, stanchezza, svogliatezza, nervosismo, mal di testa, ecc.) sono fastidiosi se non addirittura invalidanti perché molto spesso compromettono la lucidità e l’efficienza nelle ore che seguono una colazione o un pasto sbagliati. Per evitarli è necessario che il livello degli zuccheri nel sangue sia il più possibile costante, così al cervello arriva la giusta e modulata quantità di glucosio adatta a sostenere le sue attività fino al successivo incontro con il cibo.
 
A tal fine, un modo valido per assumere la quantità di carboidrati necessaria e sufficiente in un pasto, è utilizzare il carico glicemico ben rappresentato nella Zona dal metodo a occhio: se l’alimento è mediamente denso di carboidrati come quasi tutta la frutta, basta mangiarne quanto il volume di due propri pugni; se è molto denso come la pasta, il riso, il pane, ecc. un proprio pugno; se si tratta di un dolce, può bastare mezzo pugno. In questo modo si tiene conto, anche se approssimativamente, sia delle caratteristiche glicemiche dell’alimento, sia delle necessità personali che sono più puntualmente rispettate dai blocchi, l’altro metodo di valutazione quantitativa della Zona.

Qualcuno però può essere interessato a saperne di più e quindi è curioso di capire come si calcola il carico glicemico di un alimento, visto che questa informazione è difficile da trovare sul web dove tra l’altro, quando ci sono, si trovano dati incredibilmente contrastanti. Per “fare da sé” servono un po’ di buona volontà e di impegno, ma non è difficile. Si usa la seguente formula:

CG (carico glicemico) = IG (indice glicemico) dell’alimento x quantità di carboidrati consumata

Bisogna quindi inserire il valore dell’indice glicemico che è facilmente reperibile e i grammi di carboidrati presenti in un certo quantitativo dell’alimento da testare. Quest’ultimo dato potrebbe essere laborioso per chi deve ricavarlo dalla tabella nutrizionale dell’alimento, è invece molto semplice per chi conosce la Zona perché ha a disposizione la tabella dei miniblocchi: ogni miniblocco di carboidrati ne contiene 9 g. Facciamo degli esempi:

• 1 mela media di circa 200 g con IG 54 contiene all’incirca 18 g di carboidrati (2 miniblocchi). Ne deriva un CG pari a 972
• 1 fetta di pane integrale (30 g circa) con IG 99 contiene all’incirca 13 g di carboidrati (1,5 miniblocchi). Ne deriva un CG pari a 1.287

Se in un pasto come fonte di carboidrati mangiamo 1 mela di circa 200 g e 1 fetta di pane integrale di circa 30 g totalizziamo un carico glicemico di 2.259 che nella media delle persone può andare bene perché non supera il valore 3.000 che è il limite massimo oltre il quale la risposta glicemica può diventare problematica per chiunque.
Ovviamente questi conteggi sono generali e solo indicativi per una risposta organica che nel suo complesso risente anche di altre tematiche come per esempio l’associazione dei carboidrati con altri alimenti consumati insieme. Non possono quindi essere applicati in modo strettamente matematico perché la loro interpretazione rigida potrebbe fuorviare rispetto ad altri aspetti importanti come le caratteristiche e le necessità personali. In pratica per qualcuno il limite del carico glicemico massimo potrebbe essere rappresentato da un valore più basso di 3.000.
Sotto questo aspetto ci viene in aiuto ancora una volta la Zona che nella sua impostazione e nell’applicazione corretta tiene conto di tutti questi aspetti.

Gigliola Braga