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INSIDIE NASCOSTE

Le tecniche di lavorazione e di conservazione, oltre alle logiche di mercato, hanno sviluppato, da una parte, alimenti più sicuri per la salute, ma anche altri prodotti contenenti sostanze dannose per l’organismo.

La tecnologia ha consentito all’uomo di fare passi da gigante in molti campi per migliorare la qualità della vita. Molte mansioni oggi richiedono meno tempo e meno fatica grazie alla messa a punto di macchine e tecniche adatte ai vari scopi, così come certi progressi farmacologici e medici consentono di convivere o addirittura di risolvere situazioni problematiche che una volta non avevano rimedio.

In campo alimentare lo sviluppo tecnologico ha regalato prodotti a volte più sicuri dal punto di vista igienico e sanitario, altre volte più disponibili e più accessibili persino nel prezzo, come è successo all’inizio con le prime industrie alimentari che hanno consentito a un numero crescente di persone di avere accesso al cibo in tempi in cui c'era chi aveva poco da mangiare.

Piano piano sono nati prodotti sempre più rispondenti alle esigenze del pubblico, ma anche alle necessità imposte dalle logiche di lavorazione, di conservazione e di mercato. Un esempio è la margarina, un prodotto vegetale commercializzato per sostituire il costoso burro e reclamizzata persino come “alimento” migliore di quest’ultimo, definito potenzialmente rischioso per la salute perché di origine animale. Invece la margarina che, ricordiamolo, non esiste in natura ed è unicamente frutto della tecnologia, si è rivelata nel tempo ben più rischiosa del burro stesso. Infatti i procedimenti industriali a cui vengono sottoposti gli economici oli liquidi vegetali da cui deriva, alterano la natura dei grassi stessi cambiandone notevolmente l'impatto biologico e rendendolo ben più pericoloso dei grassi saturi del burro. Tuttavia l’industria come quella dolciaria la utilizza spesso sia per i costi contenuti, sia per la freschezza più duratura assicurata ai prodotti che la contengono, soddisfacendo così le esigenze commerciali di stoccaggio e quelle di un pubblico frettoloso che ha sempre meno tempo da dedicare alla spesa e apprezza i prodotti che si mantengono a lungo.  

Un altro esempio è rappresentato dall'aspartame, un dolcificante artificiale utilizzato da svariati decenni: è a basso apporto calorico ed più dolce del meno economico zucchero di circa 200 volte. Per questo motivo ha riscosso molto successo soprattutto per fini ipocalorici, ma più in generale per la sua duttilità che ne consente gli usi più svariati in quantitativi minimi. Si trova in moltissimi alimenti come yogurt, bibite, gomme da masticare, caramelle, ecc. a volte indicato tra gli ingredienti con la sigla E951. Gli studi sulla sua cancerogenicità e sui danni provocati al sistema nervoso dal metanolo presente nella sua molecola sono controversi. Lo studio Ramazzini di Bologna ha messo in luce in modo inequivocabile la sua pericolosità per la salute, specialmente dei bambini, anche a dosi minime e consentite dall'attuale Autorità Europea di Sicurezza sugli Alimenti (EFSA).

Sono solo due esempi che servono però a riflettere perché le migliori intenzioni tecnologiche non sempre ci difendono da potenziali rischi che si possono evidenziare solo nel tempo con un ulteriore approfondimento delle conoscenze. Fortunatamente in Italia c'è un controllo molto severo sugli alimenti che ci protegge da moltissimi pericoli per la nostra salute, non da tutti. I tempi di ratifica degli organi preposti ai controlli spesso sono necessariamente molto lunghi e penso che nessuno di noi sia disposto a partecipare a una sperimentazione epidemiologica senza esserne preventivamente informato.  Sotto questo aspetto, la lettura degli ingredienti aiuta nella scelta e mette al riparo dalle eventuali insidie nascoste determinate dall’uomo spesso in modo involontario, ma tali da sovvertire, soppiantare e addirittura sopraffare le leggi naturali che, ahimè, prima o poi possono presentare il conto.

Gigliola Braga