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Digiuno o non digiuno?

Digiuno o non digiuno? Il problema si risolve non con il digiuno ma controllando la fame con pasti equilibrati e non abbondanti, distribuiti nell’arco della giornata, come indica la zona.

Il digiuno sembra tornato alla ribalta dell’attenzione collettiva perché pare possa assicurare una vita più sana e longeva. Per la verità, chi si occupa dei fenomeni biologici legati alla restrizione calorica sa da tempo che meno si mangia, meglio è e più a lungo si vive. Questa affermazione può apparire tanto brutale quanto difficile da applicare in un mondo immerso nell’abbondanza quale è il nostro in cui siamo continuamente stuzzicati a mangiare.

Eppure gli studi dimostrano che la diminuzione delle calorie o comunque della quantità di cibo in generale, attiva nel nostro organismo dei meccanismi che potenziano e ringiovaniscono le cellule, le quali risultano così più attrezzate nella difesa alle aggressioni di vario tipo che portano a patologie croniche come i tumori, le cardiopatie, il diabete, l’Alzheimer e all’invecchiamento.

Il digiuno di cui si parla ultimamente non è la completa assenza di cibo, ma piuttosto la sua progressiva e drastica riduzione per qualche giorno e per più volte all’anno. In pratica, in certi giorni programmati e in modo pianificato si mangia poco, ma proprio poco e sempre meno, tanto da riscontrare qualche problema sul piano fisico e mentale: ci si sente fiacchi, con la testa vuota e con una notevole difficoltà a vivere la giornata.

D’altronde, verrebbe da dire che per la salute e per vivere più a lungo, si potrebbero ben affrontare questi inconvenienti ogni tanto, anche perché i vantaggi sono evidenti sulle analisi che registrano miglioramenti sul colesterolo, sui trigliceridi, sulla glicemia, sull’infiammazione che, come sappiamo è alla base di molte patologie tra cui quelle citate prima.

Però questi stessi risultati si ottengono anche con la Zona che non è assolutamente programmata sul digiuno, anzi, consiglia addirittura di non stare troppo tempo senza mangiare all’interno di una stessa giornata, proprio per evitare gli effetti collaterali indesiderati dell’assenza di cibo che rappresenta in ogni caso uno stress per l’organismo.

Come può essere allora che due metodologie in apparenza così diverse portino allo stesso risultato? Semplicemente perché con la Zona si consiglia l’utilizzo preferenziale di alimenti molto ricchi di polifenoli (frutta, verdura, olio extra vergine d’oliva ecc.) che attivano nella cellula gli stessi meccanismi “accesi” dal digiuno. Inoltre, il metodo di Sears è appositamente studiato per controllare la fame in modo da riuscire ad utilizzare meno cibo possibile, attuando quindi la restrizione calorica che da molto tempo si è dimostrata vincente per la salute e per la longevità.

Insomma, perché patire con il digiuno se si possono ottenere gli stessi effetti positivi semplicemente imparando a mangiare in assoluta conformità con i più recenti studi scientifici?

Gigliola Braga