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COME UNA DROGA

Secondo i dati di studi scientifici, gli zuccheri, specialmente se presi in abbondanza, aumentano il desiderio di assumerne in continuazione per evitare forme di astinenza.

Molti di noi lo sanno per esperienza personale: più zuccheri si mangiano, più si sente la necessità di mangiarne. In effetti i dolci possono costituire un problema, ma a ben guardare questo fenomeno si presenta anche con il pane, la pasta, il riso, ecc. che forse meritano lo stesso principio di cautela alla luce degli studi condotti da Bart Hoebel e pubblicati sul Journal of Nutrition. Infatti questi alimenti sono composti principalmente da amidi, cioè da moltissime molecole di glucosio che non vengono percepite dolci solo perché il gusto della dolcezza diminuisce progressivamente con l’allungamento della catena fino a scomparire. Questo ricercatore con la sua equipe del dipartimento di psicologia e dell’Istituto di neuroscienze di Princeton ha verificato nei topi i meccanismi neurochimici alla base della dipendenza dallo zucchero che oltretutto provoca gli effetti dell’astinenza alternata a continue ricadute. Il fenomeno era già noto ai ricercatori, ma gli studi in questione hanno dimostrato come le cavie diventate schiave dello zucchero presentano cambiamenti nel cervello simili a quelli prodotti da sostanze come cocaina, morfina e nicotina.
In pratica, le cavie sono state nutrite per tre settimane con una colazione a base di acqua zuccherata. “Ne è risultato un aumento nel cervello di una particolare sostanza chimica, la dopamina. Essa si trova nel nucleus accumbens, la parte adibita alla motivazione e al meccanismo della ricompensa”, ha detto Hoebel. “Si sa da tempo che l’abuso di droghe fa aumentare il rilascio di dopamina in questa parte del cervello, ma in questo caso abbiamo scoperto che lo zucchero agisce allo stesso modo. Non sembra che sia lo zucchero in sé ad avere questo effetto, ma piuttosto la sua assunzione in dosi esagerate.”
In un altro esperimento i topi a cui veniva sospesa per alcune settimane la solita quantità di zucchero poi reinserito nella loro alimentazione, ne consumavano quantitativi superiori a prima. “Era quasi come se fossero in astinenza da zucchero”, ha detto Hoebel. E ancora: se l’acqua zuccherata veniva sostituita con l’alcol, le cavie nutrite con lo zucchero ne consumavano più di un topo normale e davano segnali di iperattività dopo la somministrazione di una dose di amfetamina solitamente innocua.   
“Ancora non sappiamo come reagiscono gli esseri umani”, ha detto Hoebel. “Ma esiste un nesso tra la dipendenza da sostanze come le droghe e lo sviluppo di un desiderio anormale di una sostanza naturale come lo zucchero”.
Tutto ciò fa riflettere e a mio avviso mette ulteriormente in discussione la presunta e sbandierata “innocuità” dei carboidrati che sono alla base della dieta mediterranea.

Gigliola Braga